Il Diritto di Sciopero dei Medici Veterinari Italiani: Una Lotta contro la Burocrazia Insostenibile - SIVeLP - Sindacato Veterinari Liberi Professionisti

Il Diritto di Sciopero dei Medici Veterinari Italiani: Una Lotta contro la Burocrazia Insostenibile

Maria Paola Cassarani

In Italia, i medici veterinari sono da anni sottoposti a un carico burocratico sempre più opprimente, frutto di una legislazione farraginosa che rischia di compromettere non solo la qualità del loro lavoro, ma anche la salute e il benessere degli animali di cui si occupano. Il Sindacato Italiano Veterinari Liberi Professionisti, da tempo in prima linea nella difesa dei diritti dei veterinari, ha espresso forte critica verso l’eccessivo carico normativo imposto dalla politica. In un recente comunicato, il SIVELP ha sottolineato come: “La burocrazia non solo rallenta il nostro lavoro, ma lo trasforma in un incubo amministrativo, distogliendoci dalla nostra vera missione: la salute animale e pubblica. Chiediamo alle istituzioni di intervenire subito, eliminando gli adempimenti inutili e semplificando quelli necessari.” Di fronte a un sistema politico che sembra ignorare le loro esigenze, il SIVELP valuta forme di protesta, incluso lo sciopero, per far sentire la voce dei veterinari liberi professionisti. Ma fino a che punto è giusto e possibile per un veterinario incrociare le braccia? E quali sono le reali conseguenze di una burocrazia incontrollata? Lo sciopero è un diritto costituzionale (art. 40 della Costituzione), ma per i veterinari – così come per altri professionisti sanitari – la questione è delicata. Se da un lato è legittimo protestare contro condizioni lavorative insostenibili, dall’altro l’astensione dal lavoro potrebbe mettere a rischio la salute pubblica e animale, soprattutto in settori come: servizi veterinari pubblici (controlli su macelli, allevamenti, zoonosi); pronto soccorso animali; emergenze epidemiche (es. influenza aviaria, peste suina).  Recentemente i veterinari liberi professionisti spagnoli hanno dato vita a un’ondata di proteste senza precedenti, culminate in uno sciopero nazionale contro la bassa remunerazione e la burocrazia asfissiante. Organizzati attraverso piattaforme telematiche, i colleghi iberici hanno: bloccato i servizi non urgenti per settimane, ottenendo copertura mediatica; ottenuto un dialogo con il governo e creato un precedente per altre categorie veterinarie europee. Possiamo certamente affermare che uniti si possono cambiare le cose come la Spagna ha dimostrato. Potremmo mai, anche noi, cambiare le regole dei giochi e dar più voce alla nostra categoria chiedendo alla politica italiana di intervenire e di farlo in fretta perché il nostro tempo di attesa non può essere infinito?. È pronta la veterinaria italiana a scendere in campo? Mentre in Spagna i veterinari sono scesi in piazza e hanno ottenuto dei risultati tangibili per la categoria, in Italia si fatica ancora a ottenere un tavolo di confronto. Il SIVELP non chiede privilegi, ma a nome della categoria rivendica la possibilità di lavorare senza essere soffocati da pratiche inutili. Se la politica continuerà a ignorare il problema, lo sciopero – nelle sue diverse forme – potrebbe diventare l’unico strumento rimasto per far valere i propri diritti. La posta in gioco? La sopravvivenza stessa di una professione fondamentale per la società. Per questo chiediamo alla politica l’istituzione di un tavolo permanente presso il Ministero della Salute per una valutazione concreta e rappresentativa delle problematiche che affliggono la libera professione veterinaria. È necessaria una normativa chiara, snella e adeguata alle reali esigenze del settore. Alla Federazione, in quanto istituzione rappresentativa della categoria, chiediamo di non può ignorare il malcontento dei liberi professionisti. Sollecitiamo la nuova governance FNOVI ad aprire un confronto immediato con il SIVELP che da anni denuncia le criticità del sistema. Proponiamo un incontro ufficiale per discutere l’istituzione di un tavolo tecnico paritetico, garantendo una reale rappresentanza della libera professione nelle scelte che la riguardano. Questo passo rappresenterebbe un’opportunità storica: per riavvicinare la FNOVI alle esigenze dei professionisti, troppo spesso sacrificate a logiche lontane dalla pratica quotidiana. La situazione è ormai insostenibile: Federazione, Ordini e sindacati devono unire le forze per contrastare l’impoverimento progressivo della categoria, cruciale per la sicurezza alimentare e il benessere animale. La palla è ora nel campo della FNOVI.

Ignorare questa chiamata significherebbe tradire il mandato istituzionale della Federazione. È tempo di agire: i veterinari italiani chiedono risposte, non promesse.